Il progetto
Morgana, Molly e io
Morgana e Molly sono le mie gatte, ed erano nel nome del marchio prima che ci fosse un marchio. Stanno in mezzo a ogni sessione di lavoro, dal disegno all’assemblaggio: protagoniste silenziose e a tratti moleste. Non potevano restare fuori da un progetto che parla di noi.
Faccio l’educatrice e lavoro ogni giorno con ragazzi non vedenti. Da loro ho imparato a guardare il mondo anche con le mani, non solo con gli occhi. Un giorno mi sono chiesta perché una borsa debba essere solo bella da vedere, e perché non si possa sentire.
Volevo una scritta in rilievo, qualcosa che i miei ragazzi potessero leggere passando le dita sulla scocca.
Da sola non potevo farla. Il mio compagno lavora nella robotica, nell’industria 4.0: per lui trasformare un’idea in un oggetto stampato in 3D è il linguaggio di tutti i giorni. Insieme abbiamo scelto un filamento con fibra di carbonio per la scocca esterna: leggero, solido, con un carattere tecnico che non teme il tempo, le temperature e l’usura.
Ma per essere davvero mia, questa borsa aveva bisogno anche di un’altra mano. Quella di mia mamma, sarta, che cuce a mano la pochette interna in ecopelle, pensata per agganciarsi alla scocca. Il rigore della tecnologia e la morbidezza della lavorazione artigianale si tengono insieme, letteralmente, con delle calamite. Quando le unisci si sente uno schiocco: è la garanzia che l’unione è avvenuta davvero.
Così è nato M&IO: Morgana, Molly e io. Creation, perché ogni borsa non è un prodotto in serie ma una creazione, e porta dentro di sé le persone che l’hanno resa possibile.
Lei
L’educatrice. Lavora ogni giorno con ragazzi non vedenti: da lì è partito tutto. Ha avuto l’idea e decide come deve essere.
Lui
L’ingegnere. Disegna la scocca, gli agganci e le tolleranze, e rifà il pezzo finché l’incastro non è sempre lo stesso.
Sua mamma
La sarta. Taglia e cuce a mano ogni pochette, una per volta, e monta le calamite nel bordo cucito.